Nel raccontare l’approssimarsi della vendemmia 2015, verso la fine di agosto dell’anno passato, avevamo sottolineato i presupposti qualitativi delle uve Moscato quasi pronte per la vendemmia.

In particolare, avevamo rimarcato la grande ricchezza aromatica di quelle uve, confermata con puntualità dalle verifiche tecniche e scientifiche condotte dal Consorzio per la Tutela dell’Asti, che aveva ritrovato più volte nelle campionature delle uve Moscato 2015 valori di linalolo anche superiori a 800 microgrammi per chilogrammo di uva.

 

Verrebbe da chiedersi, parafrasando un modo di dire diffuso: come è andata a finire? Ovvero, quali sono stati i risultati concreti nei vini che sono ora in piena commercializzazione?

Ne abbiamo parlato con Massimo Toso, responsabile tecnico dell’azienda e, adesso come allora, le risposte sono categoriche e lusinghiere.

“Le aspettative di quelle settimane – esordisce Massimo Toso – sono state pienamente rispettate. Nel passaggio da uva a vino l’ampiezza e l’intensità del quadro aromatico sono rimaste. I Moscato d’Asti 2015 di Casa Toso presentano un complesso aromatico estremamente ricco e gradevole.”

 

Ci sono note che prevalgono e che potrebbero alla lunga caratterizzare l’annata?

“Sinteticamente, potremmo dire – prosegue Massimo – che nei Moscato d’Asti 2015 prevalgono i sentori fruttati su quelli floreali. Quindi, abbondanza di profumi di pesca bianca e gialla, anche di miele; un po’ meno sentori che ricordano i fiori di glicine, sambuco e acacia.”

 

Per quanto riguarda i caratteri al sapore, quali note prevalgono?

“In bocca, i vini Moscato d’Asti 2015 di Toso sono grassi, pieni, intensi. In una parola, completi. Nonostante la ricchezza zuccherina è rimasta su toni intriganti anche la componente acida, quella che innesca una competizione continua con il dolce per la prevalenza assoluta al sapore. Ciò che è stato fugato è il rischio di quelle sensazioni troppo dolci, che finirebbero per tradursi in situazioni al limite dello stucchevole.”

 

Se interpreto bene, quindi, anche le gradazioni alcoliche complessive non sono state esagerate.

“Assolutamente. Abbiamo potuto contare su ottimi livelli zuccherini, ma che non hanno mai raggiunto le punte esagerate della vendemmia 2003. D’altro canto, le uve che arrivavano in cantina non presentavano fenomeni di appassimento. In generale, gli acini erano turgidi e sani.”