Forte è il legame tra le Cantine Toso di Cossano Belbo e il Moscato, come uva e come vino. I dati della vinificazione annuale (oltre 25.000 quintali di uva) lo sottolineano con forza. E, negli anni, la Toso ha selezionato i suoi fornitori e le loro zone, privilegiando le valli del Belbo e del Bormida, soprattutto là dove il vigneto sfida l’altitudine e cerca le posizioni più vocate.

Tra le vigne che producono le uve Moscato per la Toso SpA ce n’è una che merita un racconto speciale, una bella vigna di Moscato che oggi ha più di 100 anni. Posta sulle colline ripide, a San Bovo di Cossano Belbo, la vigna è coltivata da Piero Bertone e dal fratello Pasquale, che a Cossano sono arrivati dall’Alta Langa nel lontano 1956.

 

Una storia di famiglia

Dietro questa vigna c’è la storia di una famiglia di viticoltori, quella dei Bertone, arrivati a Cossano Belbo per lavorare come mezzadri nella Cascina Srù di proprietà di Piero Balbo, il mitico comandante partigiano Poli.

Tradizionalmente, la vigna era chiamata la “filibustiera”, per il suo andamento molto impervio e per le fatiche che imponeva al viticoltore in tutte le fasi di coltivazione.

La “vigna dei 100 anni” in realtà è costituita da quattro settori – quelli che in piemontese si dicono “torne” – quattro zone ben delimitate e omogenee, che seguono l’andamento del terreno e orientano le operazioni colturali. Al centro c’è un bel “ciabòt”, una costruzione in mattoni a due piani, dove ancora adesso si mettono al riparo gli attrezzi di coltivazione e dove ci si ripara quando scoppiano temporali improvvisi.

 

La vigna dei 100 anni

Quando arrivi alla cima della strada che risale la collina di San Bovo, ti trovi la vigna davanti con un atteggiamento quasi di sfida. I quattro settori di filari hanno le viti aggrappate al suolo e vanno imperterriti dietro al cammino del sole. La data originaria d’impianto è il 1905, 110 anni fa. Anche se il tempo ha fatto la sua selezione e negli anni alcune piante sono morte e sono state sostituite, di quell’annata d’impianto restano parecchi esemplari, forti e orgogliosi a dispetto del tempo.

È un vigneto storico, questo di San Bovo, e fa parte di quei 300 ettari “Sorì” che qualche anno fa erano stati selezionati nel potenziale produttivo del Moscato per l’Asti.

A memoria d’uomo, questa vigna rappresenta per la zona una delle prime esperienze di messa a dimora con un portainnesto rustico (la Ruperstris) piantato in autunno e innestato a spacco l’anno successivo.

Impianti come questo costituiscono un patrimonio importante per l’intera zona del Moscato, anche se sono vigne impegnative, che pretendono lavorazioni manuali.

Nel caso specifico, anche le operazioni di vendemmia richiedono un approccio particolare: il trasferimento alla cascina delle ceste colme d’uva è fatto mediante una “carretta da mano cingolata”, che permette di superare in piena sicurezza la ripidità del terreno e riduce in modo ragionevole le fatiche del viticoltore.